Inizia con un salto temporale di 6 mesi, Il Futuro di Tony Stark, Iron Man e della Resilient; il primo è rinchiuso in uno dei campi di lavoro del Mandarino, impegnato a costruire assieme all’ormai demente Ezekiel Stane i suoi TitanoMech (macchine gigantesche e futuristiche), mentre il secondo è ancora impersonato da Rhodey Rodhes, ex-pilota dell’armatura War Machine che tutti credono morto: la Resilient, infine, procede con la sua “democratizzazione della supertecnologia” e presente al mondo lo SWARM, una sorta di nube di processori atomici targati Stark, che intende mettere a disposizione di tutti.
E mentre Iron Man e Rescue (ovvero Pepper Potts, ex-segretaria di Tony) si battono contro i supercattivi gestiti dal Mandarino e i Detroit Steele Corps delle Hammer Industries, Tony libera Ezekiel Stane dal controllo mentale del Mandarino stesso… preparandosi con lui a reagire al suo strapotere.
Matt Fraction prosegue con quello che si sta rivelando uno dei cicli narrativi in assoluto più intricati e complessi dell’Uomo di Ferro da qualche anno a questa parte, mostrandoci quelle che sembrano davvero essere le fasi finali dello scontro tra Tony e il suo arcinemico, il Mandarino; è davvero gustoso vedere il nostro beniamino in una condizione di assoluta inferiorità (che comunque non gli fa perdere la voglia di riscattarsi e, infine, prevalere), come lo è seguire le mosse della Resilient senza il proprio fondatore o quelle delle Hammer Industries alle prese con il collasso dei propri legami con l’esercito americano: ho come l’impressione che saranno proprio Justin e Sasha Hammer a rimetterci principalmente, alla fine della storia.

