martedì 20 novembre 2012

DAMPYR SPECIALE 8 - Orrore tra gli Amish

"Non mi fate dire niente!"

"No, non vi dirò nulla!"

"Anzi una cosa ve la dico...la prossima volta che attracchiamo al porto, ed il capitano mi dice, Ismaele, scendi a terra...a pochi chilometri da qui c'è un simpatico villaggio di Amish...c'è una bottega, fanno una marmellata squisita...comprane due casse..."

"...la prossima volta che dirà così...col cavolo che scenderò a terra, a momenti ci lascio le penne..."


DAMPYR SPECIALE 8 - Orrore tra gli Amish
Soggetto e sceneggiatura: Diego Cajelli
Disegni: Luca Raimondo

Ma voi lo sapete che cos’è un “rumspringa”? Ecco un buon motivo per leggere questo albo.
Ma avete idea di chi siano gli Amish? Ecco un altro buon motivo per leggere questo albo.
Ma a voi piacciono le storie dell’orrore? Ecco ancora un motivo.
Ma a voi piacciono le belle storie? Ecco un buon motivo per leggere questo albo.

D’accordo d’accordo, non sarà la migliore storia mai scritta su Dampyr, figlio di Draka il Gran Maestro; ma a tutti gli effetti è una bella storia, ben sviluppata, e ben concepita. Mi è piaciuta la particolare visione del Gran Maestro Graber, capo della comunità di New Helder, per cui “gli agnelli decidono liberamente di diventare leoni…leoni eterni”. Seguendo questo ideale i giovani Amish che compiono il sacrificio di sangue durante il loro Rumspringa entrano a far parte della comunità Poi sceglieranno ancora una volta se ricevere il dono dal Maestro, e diventare Leoni. Tramutarsi in vampiri. Alla fine tutta la storia ruota intorno a questa visione distorta. Visione che crede di lasciare libere le persone di scegliere se diventare o meno vampiri. Bello come tutte le regole degli Amish vengono stravolte e distorte da questa visione disperata del Maestro. Altrettanto bello l’inevitabile confronto tra le due comunità di Amish.
Come dicevo, mi pare un buon episodio. La lotta con il maestro è forse un tantino veloce…poche vignette e questo muore. D’accordo che il Dampyr sta diventando sempre più forte…in ogni caso…
La storia scorre ed ha un buon ritmo, i disegni di Luca Raimondo sono di buona fattura. Bella tutta la sequenza della battaglia nel campo di grano, di fronte al passaggio spazio-temporale nei pressi dell’albero curvo e contorto tutto attorno a sé.
Come vi dicevo una buona storia.

Attendiamo ora la serie regolare per capire come gli sviluppi del mondo del Dampyr (soprattutto di quello interiore, dilaniato dagli ultimi eventi e dalla grande perdita) influiranno sul proseguio della serie.
A presto!

i S m A e L e

"CHI E' ": ZAGOR?

In attesa di recensire una storia (sono un po' indietro con la lettura, magari inizio con storie di qualche anno fa...) introduco il personaggio di Zagor attraverso una descrizione che mi è piaciuta del personaggio, a cui ho aggiutno qualcosa di personale... perchè benchè sia una delle migliori testate in circolazione, qualcuno ancora non conosce a fondo il personaggio!! ...incredibile...

Chi è Zagor? E' Patrick Wilding, di origini irlandesi, uomo dalla tragica infanzia che gli ha permesso di capire una cosa fondamentale: il bene e la ragione non sono mai di un  colore, una razza o una comunità, ma vanno ricercati negli ideali di ogni persona, indipendentemente dall'etnia, dalla religione, dallo stato sociale cui appartengono. Per questo ha preso il nome di Za-gor-te-nay ("spirito con la scure" in lingua algonchina) per proteggere gli inermi (il più delle volte pellerossa angariati dai bianchi), mantenere la pace e dare la caccia ai criminali, nella Vecchia Frontiera Americana della prima metà del secolo scorso. Suo territorio d'azione è la leggendaria Darkwood, una regione di foreste, montagne, fiumi e praterie, paradiso delle tribù indiane e dove sono racchiusi meravigliosamente tutti i panorami dell'avventura. In una palude nel cuore di Darkwood, Zagor divide una capanna con il suo migliore amico, il messicano Cico, pasticcione e gran divoratore di cibo, ma dal cuore grande e forte spirito di abnegazione al suo compare. Spirito vagabondo, Zagor è sempre pronto a partire, verso qualsiasi destinazione della Frontiera (reale o fantastica che sia) lo spinga la sua missione di giustiziere. E guai ai malvagi che sentono echeggiare il suo urlo: "Ahhyaakk!" perchè la loro sorte è già segnata!

Nostromo Fishleg

NEONOMICON di Alan Moore e Jacen Burrows

Un buongiorno a tutti i passeggeri della nostra ammiraglia, che in queste ultime settimane sta "mettendo la quinta" sulle rotte del Mare di China... non solo grazie a ben tre recensioni del nostro Ismaele ma anche a... beh, aspettate e vedrete!
Il Mozzo oggi cercherà di dare il proprio punto di vista personale su una delle "ultime fatiche" di un grandissimo del fumetto contemporaneo e moderno, il magus di Northampton Alan Moore!
A voi!

Red Hook, Brooklin, 2004. L'agente federale Aldo Sax indaga su una serie di omicidi legati a una chiesa sconsacrata diventata un pub e a una misteriosa droga conosciuta come "Aklo": si ritroverà risucchiato in una spirale di follia che lo spingerà a proseguire la scia di delitti. Due anni dopo, due agenti dell'FBI si interessano al caso di Sax, desiderosi di comprendere che cosa l'abbia spinto a diventare un assassino: invece di risposte, troveranno però morte, follia e disperazione.

Diciamolo. I temi delle opere letterarie di Howard Philips Lovecraft è qualcosa che ormai a chi è appassionato di fanta-horror è stato proposto in (quasi) tutte le salse, dai videogiochi ai giochi ruolo ai giochi da tavolo a, ovviamente, i libri e i fumetti. Trattare la materia in modo totalmente originale è qualcosa di incredibilmente difficile, essendo paradossalmente una materia “vecchia” e “nuova” al contempo… ma Alan Moore con il suo Neonomicon l’ha fatto.
Quando si dice “ci vuole un pazzo per riconoscere un altro pazzo”. (Con rispetto parlando… glom!).

 
Il volume in questione si presenta diviso in due parti collegate narrativamente; la prima, intitolata Il Cortile, è una trasposizione a fumetti di un racconto breve dello stesso Moore, mentre la seconda, che s’intitola proprio Neonomicon, contiene la storia vera e propria ed è collocata cronologicamente due anni dopo la precedente.
Ne Il Cortile, il magus di Northampton sfrutta il sistema di creature e misteri occulti delineato da Lovecraft per dare risalto al concetto del linguaggio; per chi conosce un po’ la sua produzione artistica, il linguaggio è qualcosa che Moore ha celebrato in diverse occasioni (Promethea, Un disturbo del linguaggio e La voce del fuoco, per fare alcuni esempi) e non è quindi un tema particolarmente originale… ma come accade sempre nel trattarlo regala spunti così grandi e potenti da lasciare ancora una volta basito il lettore: la droga che un misterioso personaggio vende a Red Hook e su cui il protagonista conduce le proprie indagini, infatti, è in realtà un proto-linguaggio il cui significato è insito nella natura primitiva dell’uomo, che però l’ha dimenticato con il passare del tempo perdendo la conoscenza dei misteri dell’universo.
Linguaggio=composto lisergico capace di aprire le porte della nostra mente. Geniale!
La seconda parte riserva invece una particolare importanza alla componente fantascientifica della mitologia lovecraftiana, sulla quale abbiamo le riflessioni maggiori; una coppia di agenti federali cerca di indagare sul perché il precedente protagonista sia diventato un folle assassino, imbattendosi in un culto che venera un mostro marino antropomorfo attraverso ripetute sedute orgiastiche: dei due agenti uno viene ucciso e l’altra seviziata sessualmente dalla creatura stessa… ma (mi dispiace per loro!) quel che più colpisce è il fatto che quest’ultima sembri sostanzialmente disinteressata al valore mistico che i cultisti conferiscono a lei e alle sue azioni. Appare quindi chiaro che le creature minori della mitologia lovecraftiana siano antichi abitanti del nostro pianeta come noi, che perseguono l’istinto naturale della riproduzione e che sono gli esseri umani a dare loro connotazioni mistiche di qualche tipo… innovativo, no? Nel finale poi, ecco arrivare il pugno nello stomaco principe; nel dialogo tra i protagonisti della prima e della seconda parte, Moore lascia intendere che tutta la produzione letteraria di Lovecraft possa anche non riferirsi a eventi che sono accaduti nel nostro passato, ma a cose che potrebbero accadere in futuro: se leggerla oggi permette di distaccarsi dai fatti descritti perché sono lontani cronologicamente da noi (che quindi siamo “al sicuro” da questi pericoli cosmici), la sensazione che ha il lettore è quella di essere in rapida discesa verso un nero abisso, che potrebbe spalancarsi sotto i suoi piedi d a un momento all’altro.
Per quanto riguarda il disegno nulla da eccepire al lavoro di Jacen Burrows, che si dimostra a proprio agio (come già ne Le Cronache di Wormwood e Crossed) nel trattare una vicenda violenta, dinamica e dalla forte componente soprannaturale; l'autore delinea molto bene i personaggi e i luoghi "mortali", ma è nel trattare le creature fantastiche e i paesaggi onirici che si esprime al meglio, rendendole estremamente disturbanti e spaventose: da notare una piccola chicca riguardante il protagonista de Il Cortile…che appare inquietantemente simile allo stesso H.P.Lovecraft (e spero di non averlo notato solo io!).

Per i tanti appassionati della produione lovecrafitana, quindi, Neonomicon è un volume da gustarsi in tutto e per tutto, capace di regalare riflessioni e dare vitalità a un'ambientazione che comincia a soffrire un po’ il fatto di essere diventata “di moda”; per chi invece non conosce nulla della materia trattata le due vicende potrebbero anche risultare difficili da comprendere e sicuramente scevre di tutti quei (piccoli e grandi) richiami ai racconti originali che le rendono estremamente stuzzicanti: ecco, forse, l’unica “pecca” di Neonomicon…volendo proprio trovarla per forza!!!

venerdì 16 novembre 2012

NATHAN NEVER 257 - Megalopoli



“Giuro che è andata proprio così!”
“Ma piantala…è  la solita sparata di tutti voi naviganti del mare della china.”
“Ma cosa dici…guarda che è andata proprio così”
“Se se”
“E allora non ci credere…ti dico che ero lì, tranquillo e beato che pensavo ai fattaci miei, e questo fumetto è saltato fuori e me lo sono ritrovato tra le mani. Così….”


Nathan Never n. 257 - La megalopoli
Soggetto e sceneggiatura: Antonio Serra
Disegni: Sergio Giardo e Francesca Palomba


Un albo, un addio e due storie. Questo il riassunto più stringato che riesco a proporvi di questo numero. Partiamo dall’addio. Antonio Serra, uno dei tre papà di Nathan Never (insieme a Michele Medda e Bepi Vigna), rimasto come responsabile della testata, lascia il progetto. Che notizia eh? Magari per gli addetti ai lavori, per coloro che frequentano i blog etc. non sarà una notiziona, perché lo sapevano già etc. In ogni caso diciamo che questo albo segna la storia del nostro eroe, anche solo per questo addio.

Veniamo poi alle due storie: due episodi diversi tra loro. Il secondo vuole presentare un’analisi psicologica ed interiore di May Frayn, e dei tanti nodi irrisolti della sua vita. Buona l’idea, ma dato lo spazio disponibile, mi è parsa sia stata trattata troppo velocemente. Belli però gli spunti trattati, e gli interrogativi che lasciano al lettore. I disegni di Francesca Palomba, per quanto puliti, non credo abbiano aiutato troppo in questo senso. Mi hanno dato l’idea di mancare di spessore, di profondità. O semplicemente diciamo che il mio gusto personale non è troppo affine al suo disegno. Per quanto riguarda il primo episodio, invece, siamo su tutto un altro livello. Sia come storia, sia come disegni. Il protagonista della storia: la città. La megalopoli in cui il nostro eroe vive e lavora. La megalopoli finalmente ricostruita dopo la guerra contro le stazioni orbitanti e soprattutto, dopo la Guerra dei Mondi, ultima maxi saga che ancora una volta ha rivoluzionato non poco l’universo di Nathan Never. Semplice e complessa al tempo stesso. Il nuovo volto della città viene presentato con chiarezza e con profondità. Viene data alla città la stessa valenza di un personaggio della serie. Come merita. Antonio Serra e Sergio Giardo, attraverso lo sguardo del nostro eroe, sfruttando un viaggio in aereo-taxi, ci presentano la nuova architettura della città accompagnata da riflessioni sulla stessa. Insomma, un nuovo punto di partenza per la serie. Che dire, mi è piaciuta moltissimo questa storia e l’atmosfera che si respira tavola dopo tavola, vignetta dopo vignetta. Credo sia una delle storie più brevi che ho mai letto di Nathan Never. Ma vi dico anche che la lunghezza è sicuramente stata inversamente proporzionale a quanto mi è piaciuta.


i S m A e L e
 

giovedì 15 novembre 2012

BRENDON 87 - Frantic

"shhhh"
"Fate piano e non fate rumore"
"Ecco, bravi così"
"Mannaggia quanto si balla oggi sulla nave...mare mosso"
"Ho lasciato il mio turno di pulizia della sentina per dedicare qualche momento a scrivere sul solito diario di un fumetto che ho specato nella mare della china, nei pressi dell'isola conosciuta come Bonelli. La conoscete? Conoscete anche l'insenatura di quest'isola conosciuta come Nuova Inghilterra? Ecco, l'ho pescato lì"


Brendon n. 87 - Frantic
Soggetto e sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Alessandro Vitti

Al risveglio, April trova uno strano segno sul suo collo: un simbolo a forma di mirino che, prima di coricarsi, non aveva. La ragazza è terrorizzata! Chi si è introdotto a casa sua? E perché quel segno? Sarà una minaccia? Qualcuno ha voluto lasciarle un indecifrabile messaggio? Brendon dovrà scoprirlo, così come dovrà capire chi si cela dietro la maschera dei tre assassini che stanno commettendo sempre più omicidi nelle città della Nuova Inghilterra!
Brendon, scoprirà, pagina dopo pagina che è tutto dovuto ad un gioco. Un gioco sadico e perverso. Un gioco che si gioca con sangue e scommesse. Con uccisioni e omicidi. Un gioco pilotato da oscuri esseri, che sembrano tirare le fila di tutto questo numero.

Interessante la tematica di questo strano “gioco” introdotta da Chiaverotti, anche se in alcuni momenti ho trovato che la storia raccontata stentasse nel procedere. Come se alcune cose fossero state, immagino per ragioni di spazio o di tempo, lasciate stare e trattate velocemente. Mi aspettavo un approfondimento diverso sui tre assassini. Ho avuto l’impressione poi che la storia sia stata composta di tante idee, messe insieme un poco alla meno peggio, e non abbiano un’unità strutturale. Mi spiego meglio. L’idea del gioco, dell’imbalsamatore, del vermicello albino che si muove nel tempo e nello spazio, etc. sono tutte molto belle; è il legame che le unisce nella storia che mi ha lasciato un poco perplesso. Mah! Mi sto spiegando male. Scusate. Stamattina sull’ammiraglia fumetto si balla di brutto…si sta avvicinando una tempesta.

Per contro, invece, mi sono piaciuti molto i disegni di Alessandro Vitti. Senz’altro è da sottolineare la pulizia del tratto, ed un bel ripasso a china, deciso e corposo al punto giusto. Se posso permettermi: un disegnatore che terrò d’occhio.

"E anche per quest’oggi vi saluto…sento il TOC TOC della gamba di legno del capitano che si sta avvicinando. Se mi trovasse sottocoperta mentre scrivo, sarebbe capace di buttarmi a mare lui stesso. E sono sicuro non avrebbe nessun rimorso nel farlo. Vi saluto! Alla prossima!"

i S m A e L e

mercoledì 14 novembre 2012

FANTASTICI QUATTRO 337

"Ordine sul ponte! Topi di sentina, che non siete altro" disse il capitano.
"Il mare di china sembra farsi sempre più ricco di fumetti, soprattutto dopo lo strano eventi occorso sull'isola di Lucca Comics...cosa mi state a guardare come fumetti tenuti su di uno scaffale impolverato? Alle reti! Voglio fumetti nuovi e freschi...muovetevi" tuonò il capitano prima di rientrare in cabina.
Molti furono i fumetti pescati in quel giorno. Io, Ismaele, ricordo bene quel giorno. Fù il giorno in cui pescai questo fumetto:

Fantastici quattro 337
Marvel Italia – Paninicomics

Fondazione Futuro: il ritorno di Power Pack
Autore: Jonathan Hickman
Disegnatori: Nick Dracotta
Chine e colori: Chris Sotomayor

Fantastici quattro: per sempre (quinta parte)
Autore: Jonathan Hickman
Disegnatori: Steve Epting
Chine: Rick Magyar e Steve Epting
Colori: Paul Mounts

Ora vi faccio vedere cosa scrissi sul mio diario quella sera stessa, alla luce di una candella dalla fiamma traballante, quando lessi questo fumetto:

Siamo al capitolo finale della grande saga proposta da Hickman e a quanto pare, a quanto si legge dalla seconda e terza di copertina, siamo anche al capitolo finale dell’esperienza di Hickman con i F4.

I giovani della fondazione futuro sono riusciti a recuperare quei famigerati 28 minuti sull’arrivo dei Celestiali, hanno però perso i contatti i contatti con Destino e l’altro Reed rimasti al di di là del portale. Appuntamento presso il fulcro, luogo in cui il consiglio dei Reed ha costruito una potentissima macchina per il controllo dell’energia del sole. Tutto questo ovviamente scatena l’arrivo dei Celestiali…e anche del Franklin del futuro. Grazie al suo aiuto e a quello del nostro Franklin,  i celestiali vengono sconfitti. Questo un’ultra riassunto della storia, o meglio delle due storie, una legata alla Fondazione Futuro (FF), una ai Fantastici Quattro (F4).

La storia mi è piaciuta. Mi è piaciuto molto come sono state gestite le due storie in questi ultimi numeri. Il ritorno di Johnny Storm dalla zona negativa come signore e padrone di un grande potere, più forte che mai; la separazione della FF accompagnata dal padre di Mister Fantastic (viaggiatore temporale che sa più cose di quelle che dice) dal gruppo dei F4 e poi la prosecuzione delle storie fino a questo numero dove le storie dei due gruppi si congiungono  nuovamente. Molto bella la battaglia finale con Franklin del futuro che mostra di quali poteri è dotato: basti citare la sconfitta dei celestiali e soprattutto il risveglio ed il controllo di Galactus…il divoratore di mondi, si si, proprio lui. Non male davvero. Che dire poi: ho apprezzato tanto tanto il concetto di eventi temporali che sono costanti universali, per cui sempre, in tutti i possibili futuri temporali, sempre questi eventi si ripetono. Eventi che sono costanti temporali. Questi concetti pseudo-scientifici mi fanno impazzire davvero. Li adoro.
In quest’ultimo numero non ho apprezzato troppo l’inattività praticamente totale dei F4 dalla lotta. Si limitano ad essere semplici spettatori. In un finale di storia così dinamico e battagliero mi sarebbe piaciuto sentire la Cosa urlare “è tempo di distruzione!”, sarà per i prossimi numeri.

Veniamo alla parte dei disegni e dei colori: nella prima storia della FF i disegni di Nick Dracotta non mi hanno fatto impazzire, inquadrature piuttosto banali e niente di particolarmente epico; mentre ho apprezzato molto colori, inquadrature e disegni della storia dei F4 (disegni di Steve Epting, colori di Paul Mounts e chine di Rick Magyar e Steve Epting.
Per quanto riguarda il futuro della testata, sembra che dopo i prossimi numeri in cui Hickman tirerà le fila con analisi psicologiche dei personaggi che compongono la serie, le redini passeranno a Mat Fraction, le cui storie sto già leggendo di THOR e IRONMAN. Vedremo che ne sarà dei nostri eroi.

i S m A e L e


BULLET POINTS di J.M. Straczinsky e Tommy Lee Edwards

Un saluto ai passeggeri odierni della nostra nave da parte del Mozzo: dopo un paio di articoli riguardanti la fiera di Lucca Comics&Games 2012 (ne manca ancora uno con un po'di foto... l'equipaggio si sta attrezzando, abbiate pazienza!) è tempo di ritornare "alle origini" e farvi gustare una bella (?) recensione!
Buona lettura!


Come si sarebbe evoluto l’Universo Marvel se il professor Erskine, a capo del progetto che rese Steve Rogers IL supersoldato americano, fosse stato ucciso un giorno prima?
Che cosa avrebbero fatto, e soprattutto che cosa sarebbero diventati, gli eroi che conosciamo e che abbiamo imparato ad amare come Hulk, Spiderman e i Fantastici 4?

Ok. Che sono un vero e proprio appassionato del Marvel Universe, di quelli che a volte rimangono svegli la notte pensando a chi è DAVVERO più forte tra la Cosa e Colosso, penso di avervelo già detto. Quel che non vi ho detto è che un’altra mia grandissima “passione” è immaginare che cosa succede dopo la fine di ogni avventura dei nostri eroi preferiti: quello che non ci viene raccontato, insomma.
Per mia somma fortuna esiste un  “sottogenere” narrativo che le accomuna, ovvero il “What if?”; esso è una specie di droga allucinogena della narrativa, che ci racconta fatti il cui svolgimento dovremmo già conoscere, in linea di massima, ma ai quali viene apportato uno (o anche più di uno) cambiamento che va a mutare tutti gli altri avvenimenti a esso collegati… intrigante, no?

Bullet Points, anche se (a mio parere) non è tra le opere maggiori di J.M. Straczinsky, non può non essere amato dai fan del Marvel Universe, per il semplice motivo che conduce il lettore a una serie di riflessioni di grandissima importanza sulla particolare concezione di supereroe che lo caratterizza.
La prima è ormai un tormentone classico, ma che è sempre bene ribadire, ovvero “non sono i superpoteri a fare l’eroe/il supercattivo, ma la personalità”; per ognuno dei protagonisti vengono mostrate le nuove origini, che sono talmente diverse da portarli a diventare supereroi differenti da quelli che sono nel Marvel Universe classico (pensiamo a Reed Richards che “diventa” Nick Fury, per esempio)… ma che sono anche talmente realistiche e in linea con il loro carattere da farci domandare seriamente “Ma quanto sarebbe stato bello fosse andata davvero così?”. La seconda riflessione riguarda invece il confronto “macroscopico VS microscopico”. Tutti i personaggi (protagonisti e comprimari) sono infatti soltanto gocce nell’oceano della Storia e vivono le loro vite in balia del caso trovando comunque sempre una ragione per andare avanti e sopravvivere; si troveranno ad affrontare Galactus (simbolo, non solo per la grande statura, della grandezza smisurata) che sarà sconfitto non tanto dall’unione dei superumani del pianeta o dal tradimento del suo araldo Silver Surfer, quanto dal sacrificio di Peter Parker/Hulk: questi, infatti, pur essendo odiato dal mondo intero e odiandolo a sua volta, decide di morire per salvare l’unica persona di cui davvero gli importi (zia May), smuovendo l’anima del freddo e implacabile Divoratore di Mondi. Il senso di tutto questo è chiaro, alla fine dell’albo: la Storia è certamente in mano al macroscopico, ma esso è inevitabilmente sottomesso all’azione del microscopico, del singolo.
Per quanto riguarda il “reparto disegni”, il tratto sporco e crudo di Tommy Lee Edwards serve perfettamente allo scopo: non mi ha fatto per nulla impazzire, dico la verità, ma sicuramente è funzionale al delinearsi della vicenda. Quel che veramente mi ha stupito sono stati i colori! Sgargianti e molto fumettistici quando necessario e cupi e malinconici nei momenti più seri e drammatici: la battaglia finale contro Galactus è un tripudio di colori semplicemente strabiliante, che i fan di VECCHIA data dell’Universo Marvel non possono non adorare!!!

Come già detto all’inizio, quindi, Bullet Points non riesce personalmente a mettersi allo stesso livello della saga di Rising Stars (per fare un esempio supereroistico dalla carriera dell’autore), ma si dimostra un potente manifesto di quanto Straczinsky ami i supereroi del Marvel Universe; è divertente, curioso e interessante e proprio per questo è un’occasione ghiotta sia per chi ne è fan (che può riflettere sui propri personaggi preferiti, riportati alla loro semplice essenza dopo anni di cambiamenti e peripezie varie) e per chi non lo è (che può godersi una semplice storia di fantascienza, fatta apposta per invogliarlo a entrare in questo mondo di “supereroi con superproblemi”).

venerdì 9 novembre 2012

Recensione Lucca Comics 2012 - Nostromo Fishleg

Lucca Comics and Games 2012, secondo il mio modesto parere, è stata una delle migliori edizioni! Ma d'altronde si va sempre migliorando... molti artisti ospiti, anche a me ha colpito molto Laura Zuccheri (abbiamo acquistato anche il primo volume di "Le spade di vetro" da lei realizzato - con tanto di disegno e dedica - e da cui sono stati tratti la maggior parte dei disegni della mostra, serie che proseguirà con altri 4 cartonati, il secondo sta uscendo in questi giorni, Renoir edizioni). Tantissimi cosplay! E personalmente bellissimo l'incontro con gli autori di Zagor (2 sceneggiatori, ben 7 disegnatori tra cui il mitico Maestro Ferri - che tra l'altro in un siparietto ci ha detto di chiamarlo Vittorino, come tra amici, il nomignolo con cui lo chiamano in famiglia XD - e 2 new entry dello staff, che hanno posato volentieri con me vestito da Zagor e - udite udite! - hanno presentato il film - documentario su Zagor in uscita nel 2013 per il circuito Microcinema (perciò , ahimè, dovrò correre fino a Torino per vederlo)... bancarelle di fumetti nuovi ed usati rifornite come sempre (3 nuovi padiglioni!ho fatto incetta di "Zona X" della Bonelli e "Durango", della GP publishing) e bellissima anche la mostra per i 50 anni di Diabolik, con tavole e copertine originali, un documentario e interviste video, statue e gadget a grandezza naturale... poi le conferenze e gli incontri (per la prima volta ho conosciuto di persona il grande Ivo Milazzo) e direi anche molto rifornita l'area games, anche se l'ho disertata un po' (troppe cose da vedere, anche per 3 giorni!) e naturalmente i cari, vecchi abusivi a cui lascio sempre qualche euro per chicche di contrabbando (soprattutto serie cartoni tv in dvx)... Quindi un successone! Peccato che ora debba passare un anno prima di tornarci... sigh!
Come sempre molto attiva la gara per chi ha fatto le spese più folli, di cui per privacy taccio i risultati e le cifre, ma niente male anche quest'anno... che dire? Pronti per il 2013!Eh eh...

Nostromo Fishleg

mercoledì 7 novembre 2012

Un Mozzo a Lucca Comics&Games 2012 (ovvero: considerazioni personali sulla fiera)

Salve a tutti i clandestini che si trovano sul ponte della nostra ammiraglia, a patire il freddo di novembre, ma incapaci di stare lontani dalle onde del mare di china!
A (quasi) una settimana di distanza dall'edizione annuale di Lucca Comics&Games mi sento sufficientemente preparato per poterne dare una mia personale seppur rapida visione; spero di non annoiarvi troppo!

La prima cosa che mi viene in mente, da accanito lettore di fumetti e fan di gran parte di quello che veniva presentato, è: grande fiera! Come sempre in quei 4/5 giorni, a Lucca c'è un'atmosfera del tutto particolare, è come se si entrasse in un'oasi al di là del quotidiano dove sai che qualunque persona incroci il tuo sguardo (vuoi per lavoro o per semplice passione) condivide con te una piccola parte della propria vita: che siano i vari e numerosissimi cosplayer (che per chi non lo sapesse sono coloro che si "travestono" da personaggi di fumetti/film/videogiochi/serie tv e, da quest'anno, anche giochi da tavolo!), i conosciuti, semi-conosciuti ed esordienti autori negli stand o semplicemente le persone che si accalcano e ti rubano l'ultima copia del fumetto che ti manca per completare la tua collezione, quando li guardi sai che loro trascorrono parte della propria giornata all'interno di un mondo diviso da vignette... esattamente come te. Soltanto le diverse forme d'arte possono darti una sensazione di questo genere così incredibilmente profonda, quindi vediamo di partecipare sempre più numerosi a qualsiasi manifestazione del genere!!!
Nonostante questo grandissimo senso di "appartenenza", che ho sentito quest'anno ben più degli ultimi altri, il momento che più mi ha toccato è stato quello trascorso alle mostre allestite all'interno del FAVOLOSO Palazzo Ducale di Lucca (purtroppo non troppo frequentato...); Laura Zuccheri, Sarah Pichelli, Enrique Breccia sono soltanto tre dei grandi nomi che chi ha avuto il tempo e la voglia di andare ha potuto trovare... e direi che non sono affatto male, no?!
Personalmente, la mostra di Enrique Breccia e specialmente la sezione di suoi quadri e quella dedicata alle tavole di "Bad Seeds" (la storia di Swamp Thing che ha illustrato nel 2004 per la DC Comics) sono qualcosa che dubito qualcuno mi farà dimenticare, a prescindere dalla portata dei poteri psichici con cui attaccherà la mia mente.
Che dire del resto??? Grandi acquisti come ogni anno, qualche sfizio personale dall'area games (con una piccolissima "spinta" da parte dei vari amici che erano con me), un buon numero di incontri interessanti e potenzialmente proficui (presto scoprirete per che cosa... spero!) e una stanchezza aggrappata alle ossa che se ne è andata del tutto solamente ieri mattina, dopo una lunga dormita!

Lo sguardo rapidissimo sulla fiera di Lucca 2012 del vostro Mozzo preferito termina qui; può essere che abbiate la possibilità di leggere qualche altro riscontro da parte di (nuovi!) membri della ciurma nei prossimi giorni, e sicuramente avrete recensioni fresche fresche, dateci soltanto il tempo di leggere tutto!
State allerta!!!

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